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Che fare!
Succede a volte che non si ha voglia di parlare né tantomeno di scrivere, in particolare in questi giorni che il caldo torrido rallenta i movimenti ed intorpidisce le menti. Eppure non posso esimermi dal fare alcune considerazioni sul delicatissimo momento politico che stiamo attraversando sia a livello nazionale che soprattutto a livello locale. In questi giorni confrontandomi con i miei Compagni noto alcune criticità. Loro non ne parlano facilmente, magari alcuni hanno anche un pò di soggezione ad ammettere ciò che pensano, altri cercano di defilarsi scommettendo, forse sul tempo, che possa diramare qualche loro, giusto, dubbio; altri ancora in maniera schietta, ma allo stesso tempo spietata, ammettono che la politica è tutta la stessa schifezza. Mi rammarica dovere constatare ciò, e mi fa male ancor di più pensare che alcuni di loro possano transitare in quella società formata sostanzialmente dall’uomo qualunque. Guardando questo scenario mi chiedo dove abbiamo e soprattutto dove io ho sbagliato. Nonostante il caldo cerco di fare alcune riflessioni e contemporaneamente dare alcune risposte, da un mio punto di vista. Di parte, sicuramente. Da chi, oramai da ben venticinque anni, nonostante la caduta del muro e lo scioglimento del più grande partito comunista dell’Europa Occidentale continua a definirsi Comunista. Voglio partire da un punto, che ritengo importante per l’analisi successiva. Tutti noi oggi viviamo una fase storica dove il capitale, quello vero, ha saputo attuare egemonia. Lo ha fatto utilizzando i mezzi attuali: la TV, la Radio, la carta stampata ed internet. Attraverso tutti i mass-media i poteri occulti: quelli che passano attraverso il clericalismo radicale, l’Opus Dei e la Massoneria hanno saputo ben propagandare il “LORO MONDO MIGLIORE”, la Sinistra o sedicente tale, di fronte a questo scenario si è divisa. Una parte pensa bene di accettare questo status-quo utilizzando il governo come mezzo per il potere, a volte anche personale. L’altra parte, alla quale oggi non mi sento di dare alcun aggettivo, cerca ancora una sua dimensione. Voglio avere la presunzione di parlare a quest’ultima parte, che ritengo a me più vicina, prospettando alcuni suggerimenti per una piattaforma di lavoro unitaria, propedeutica anche al recupero ed al rafforzamento di tanti compagni che altrimenti si sentiranno persi ed abbandonati. Primo, siccome il tempo in politica non può essere considerato una variabile a parte, dobbiamo subito cantierizzare un percorso unitario sul come affrontare un tema importantissimo: il governo del paese. Noi non possiamo pensare che declinare governo con potere sia la cosa giusta, ma se il governo diventa un mezzo utile per il cambiamento della società allora noi dobbiamo stare dentro a questo processo. È chiaro, dunque, che abbiamo la necessità di attrezzarci per socializzare i nostri obiettivi a quella massa critica che vogliamo intercettare. Secondo, dobbiamo tornare a studiare, a acculturarci, per confrontarci alla pari sul campo delle conoscenze con la nostra controparte, con il nostro “avversario”. La Destra e la Sinistra non possono essere due teste che poggiano sullo stesso corpo. Sono due parti ben distinte: per cultura, storia e prospettiva. Il compromesso può diventare momento alto di dibattito ma non dobbiamo assumerlo come semplificazione politica. Ciò non vuol dire essere massimalisti o radicali, ma convinti sostenitori di una elaborazione, da Sinistra, che può contribuire al miglioramento dello stato sociale. Terzo, bisogna avere più coraggio, e dobbiamo, soprattutto, investire sulle Donne e sui Giovani. È necessario reintendere la politica partendo dalla diversità di genere e anagrafica. La vera risorsa per il futuro della Sinistra. Mentre scrivo continua a fare molto caldo, e vorrei dire altro ancora, ma voglio immaginare questo come l’inizio di un lungo viaggio: nel recupero di un’identità, di una voglia di lavorare in comune su basi condivise. Ai miei compagni dico, solo, che non dobbiamo mollare ora. La strada è insidiosa ma non impossibile da attraversare. Il lavoro di oggi: coraggioso, tenace, faticoso, dovrà servire per le nuove generazioni e non ci è concesso sbagliare. Tommaso Moscara